IL PONTE

maggio 22nd, 2012

Non sempre facciamo caso a ciò che ci sta vicino. Anzi ce ne dimentichiamo spesso. È un po’ come perdere diottrie e non accorgersene come smarrire il senso della misure delle cose e non fare nulla. Ma soprattutto è la perdita della misura verso l’altro che dovrebbe preoccuparci. La vita ci causa non poche distrazioni e proprio per questo allora ritrovare la misura delle relazioni ci fa bene e ci fa stare bene. Quando perdiamo questa percezione allora abbiamo bisogno di un ponte. Come un braccio allungato che si tende alla ricerca dell’altra sponda, esattamente quell’altra sponda che l’altro ha l’audacia di mostrarci. Ma dobbiamo vedere ciò che ci sta vicino, altrimenti sui nostri ponti non transita nulla e noi rimaniamo lì come abbandonati e tristi

 

L’attenzione

maggio 8th, 2012

Verso l’altro
spesso, anzi quasi sempre, manca l’attenzione
così facciamo esperienza di come i buoni propositi non bastano.
L’attenzione è vigilanza
ma soprattutto capacità di percepire una presenza.
Sapere che l’altro c’è non basta
bisogna andare a fondo
non dare nulla per scontato
bisogna, appunto, prestare attenzione.
Altrimenti l’altro lo scordiamo per strada
e così facendo ci scordiamo pure di noi stessi

Una piccola scena

aprile 30th, 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi chiedo le ragioni semplici, forse banali, di questa piccola scena.

Un mondo animato di cose belle: la pittura, la musica, gli animali, i fiori.

E loro due lì, vicini, in abiti nuziali, come ad aggiungere bellezza a bellezza

Credo che sia un invito a non dimenticare quanto di prezioso c’è nella nostra vita.

Spesso ci capita di scordarlo e ci sembra ogni cosa vuota e privata di senso.

Guardiamo intorno a noi, facciamo memoria di ciò che ci ha generati e la vita tornerà a farsi riconoscere.

 

La famiglia del pescatore

febbraio 1st, 2011

Cari amici fedeli o occasionali del nostro sito
Ci piace l’idea di iniziare una corrispondenza con voi partendo da un’immagine, per noi montanari, poco consueta, o per lo meno poco prossima al nostro sguardo.

Il dipinto di Chagall che vedete si intitola “La famiglia del pescatore” Richiama alle acque e alla vita della coppia e della famiglia. Ci piace coglierne il suo valore reale e simbolico e metterci in ascolto della vostra esperienza. Si potrebbe dire che di reale c’è poco in questa immagine, ma non è così. La realtà è data da loro due e dal fanciullo. Lei sta in mezzo tra la sua maternità e la sua sponsalità. Lui è come appoggiato a lei in un gesto discreto per qualcosa che può solo essere sussurrato o suggerito. Il lato simbolico lo cogliamo nella loro sospensione, perché non capiamo cosa sostiene la loro vicinanza, la loro storia, ci è oscuro capire il fondamento del loro stare lì dove sono. Un animale indefinito, che poco ha da spartire con il mare, più che sostenerli sembra passare da lì, l’occhio e vigile ed attento, forse è la solidità nella loro sospensione, o forse chissà un richiamo, una memoria della terra lontana che all’orizzonte sta perdendo i propri contorni.

La famiglia del pescatore è la famiglia del mare
delle grandi e ampie distanze, delle oscurità da attraversare
è la famiglia che si spende per sondare i movimenti oltre la superficie
Il mare tiene  insieme il movimento, ciò che non è stabile
con la profondità delle cose sconosciute ma che silenziose abitano la nostra vita

La famiglia del pescatore sa che le parole non dette
le parole che stagnano dentro di noi
non ci fanno sperimentare il rischio dei fondali ancora da scoprire
non ci  danno l’opportunità di conoscere ciò che ancora non ci è dato
gli abissi sono da esplorare, la sola superficie non può appagare

La famiglia del pescatore affonda nelle tonalità del blu
dove non c’è più margine tra gli abissi e il cielo
o forse c’è ma è della stessa materia, tutto si confonde in un’unica materia
Blu come il mutare del giorno, Blu come il respiro del fanciullo nella stanza a fianco
Blu come i riflessi appena accennati e che vorresti toccare

La famiglia del pescatore tiene in grembo una speranza nuova
L’evanescenza e la trasparenza sono le tonalità del blu
Così come della famiglia del pescatore sono le tonalità amaranto
I desideri non detti, le speranze che ancora fanno  incespicare il cuore
Le attese più piccole e insieme le più grandi che orgogliosamente tengono in vita

Infine due segni significativi uno per lato. Il primo è l’albero rovesciato spesso usato dal pittore per indicare un’esperienza che sovverte le regole, che capovolge la logica delle cose. L’amore, l’intimità tra un uomo e una donna è evento di sovversione, se non fosse così non vi sarebbero ragioni sufficienti per viverlo nella sua complessità e nella sua pienezza. La sovversione ci fa intravedere che un mondo diverso è possibile, che un mondo governato dalle leggi dell’amore è possibile ed auspicabile.
L’altro segno è quello del pesce che sembra che miri deciso ad addentare l’intimità maschile. Il pesce è carico di valori nascosti. Ci porta alla memoria l’aggressione che subisce Tobia, un’aggressione che libera le  paure per convertirle in risorse, ma anche il pesce dentro il quale cerchiamo rifugio per fuggire nel tentativo di allontanare le scelte, di rimandare le responsabilità.

La famiglia del pescatore è tutte le famiglie immaginabili
ogni famiglia è un mare aperto, un’avventura dell’anima
La famiglia del pescatore si ferma agli angoli delle strade e scruta
vigila su ciò che ancora deve  compiersi, vigila perché il tempo è nell’aria, è vicino
e lo spazio del mare, là dove l’amore è pensato, va difeso e custodito, per tutti.

Benvenuti

maggio 20th, 2010

Ciao a tutti.
Inauguriamo il blog del Santuario Sant’antonio di Boves.

Seguiteci e voleremo alto insieme…